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IL POTERE DEI MICRO INFLUENCERS


Nano, Micro e Small: cresce il potere dei piccoli influencer

Negli ultimi 3 anni abbiamo assistito all'ascesa esponenziale del cosiddetto “influencer marketing”, specialmente su piattaforme come Instagram, Tik-Tok e Youtube.

In poco tempo, normali utenti di social media, ma con una base di followers divenuta numerosa, si sono trasformati in “influencers. Questi influencers sono stati subito notati dai brand e sono diventati veri e propri “content creators”, cioè autori di contenuti “brandizzati” in grado di trasmettere valori, filosofia e messaggi di un brand.


Queste persone, spesso competenti nella propria nicchia, capaci di intercettare una specifica “tribù digitale” riescono ad indirizzare la loro audience grazie alla loro relazione diretta, continuativa e sincera (e perciò “influente”) con la loro community di riferimento.

Brand di ogni settore (soprattutto nel fashion, beauty, entertainment, food, sport, travel e lifestyle) impiegano sempre più risorse di marketing per la realizzazione di branded content con gli influencers, e la tendenza è decisamente quella di utilizzare pochi “macro influencer” (celebrities) e, sempre più, moltissimi “micro influencer” (e addirittura “nano influencer”)


Chi sono?


Possiamo definire micro-influencers la categoria che include gli utenti dei social media con fanbase che variano da 10k a 100k followers, e nano influencer quelli tra i 1k e i 10k.

I micro influencer sono persone comuni che condividono passioni e raccomandazioni personali con i loro seguaci. Sono considerati i più informati in una certa nicchia, esperti di uno specifico argomento.

Hanno una comunità di followers realmente fedele e coinvolta, che si affida ai loro contenuti di qualità (raccomandazioni) per informarsi su un prodotto o servizio e, di conseguenza, per effettuare gli acquisti.



Il successo dei micro-influencers è dovuto alla loro autenticità, al numero di conversazioni maggiore, alle connessioni più intime con la propria audience e ad un tasso di coinvolgimento superiore rispetto a quello dei classici influencers.


Le attività di community management (rispondere costantemente ai commenti e alle richieste dei propri followers) consentono ai micro influencers di instaurare rapporti più sinceri, vicini, trasparenti e credibili con il pubblico.


Un’altra caratteristica dei micro-influencers è quella relativa al costo, decisamente più accessibile rispetto alle esorbitanti fees richieste dagli influencer più conosciuti.

Queste peculiarità non passano inosservate ai brand (e non solo a quelli più piccoli o in fase di start up, ma anche a quelli maggiori e già affermati) sempre più attivi nell’ inserire nelle loro campagne di influencer marketing questo tipo di creator.


E il motivo è molto semplice: a parità di budget il ROI di marketing è più elevato con i micro-influencers (con audience maggiormente in linea ed engagement più alto), rispetto all’investimento delle risorse su un unico influencer (audience meno specifica ed engagement più basso).



I primi consigli a chi approccia una campagna di micro influencer marketing sono quindi i seguenti:


1. Anzitutto, non utilizzare semplici possessori di canali social più o meno numerosi, ma veri e propri advocate, cioè utenti che vogliano farsi spontaneamente ambasciatori del brand o dei prodotti presso la propria community, ossia che genuinamente desiderano essere portavoce del prodotto;


2. Evitare di pianificare uno o più post sul profilo dei creators, col prodotto in mano, sperando di ricevere milioni di domande di acquisto. Non funziona così. Sarà spesso il micro influencer (se serio e capace) a rifiutare una collaborazione del genere. Piuttosto studiate insieme una collaborazione di più lungo periodo nella quale ci sia uno storytelling credibile agli occhi del consumatore;


3. Meglio pensare di rivolgersi ad un’agenzia specializzata che sappia indirizzare il brand nella ideazione, coordinare la co-creazione ed esecuzione dei contenuti, gestire i rapporti con i numerosi influencer, spesso assai difficoltosa quando il numero di creators è elevato (come può accadere con i micro influencer). In questi casi il mero utilizzo di una semplice piattaforma online di matching brand-influencer, per quanto utile non è assolutamente sufficiente. La componente umana nella gestione risulta determinante.

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